Levante torna a Sanremo 2026… ma se vince potrebbe dire no all’Eurovision

Levante torna all’Ariston con una ballad, un sorriso più stabile del Wi-Fi di casa sua e una dichiarazione che ha già fatto alzare parecchi sopraccigli: se dovesse vincere Sanremo 2026, non andrebbe all’Eurovision.

Sì, hai letto bene.

Nel paese in cui Sanremo è spesso considerato il biglietto d’ingresso automatico per il palcoscenico europeo, Levante ha deciso di inserire una piccola clausola esistenziale nel contratto immaginario: “vinco, ma poi faccio come mi pare”.

E onestamente, sarebbe molto da lei.

“Sei tu”, ovvero chirurgia sentimentale

Il brano in gara si intitola Sei tu, che Levante descrive con poesia chirurgica come “un Allegro Chirurgo delle emozioni”. In pratica: una ballad che seziona tutto ciò che l’amore provoca nel corpo e nella testa, senza anestesia ma con grazia.

Parla di chi fatica a dire “ti amo”, di chi sente tutto ma non sempre riesce a verbalizzarlo. Ironia della sorte: Levante ammette di essere l’esatto contrario. Lei parla. Tanto. Spesso. Sempre.

Il pezzo si inserisce perfettamente nella linea del suo prossimo album (in uscita nel 2026), interamente dedicato agli amori sbagliati, mai nati, finiti male o semplicemente evaporati.

Un concept album sul fallimento sentimentale? In un’industria che vende solo “per sempre felici”? Già questo è abbastanza sovversivo.

Sanremo 2023: quando non era il momento

Levante non nasconde che la sua partecipazione del 2023 con Vivo sia stata tutto fuorché idilliaca.

Sua figlia Alma Futura era nata da poco, e oggi l’artista riconosce di aver attraversato un periodo emotivamente complicato. Non usa etichette cliniche, non fa vittimismo. Guarda quel momento con tenerezza.

Traduzione: era fragile, e lo sa.

Sanremo 2026, invece, arriva in una fase completamente diversa. Più stabile. Più centrata. Più “so chi sono e non devo dimostrarlo a nessuno”.

Che, paradossalmente, è la condizione migliore per fare bene.

Numeri, classifiche e ossessioni varie: no grazie

Levante ribadisce una cosa che nel 2026 suona quasi rivoluzionaria: non vive per gli streaming.

Non costruisce le canzoni pensando alle playlist. Non misura il proprio valore con le posizioni in classifica. E, sorpresa delle sorprese, non sta nemmeno facendo calcoli su come piazzarsi a Sanremo.

Canta. Porta il pezzo. Fine.

Ed è qui che arriva la bomba vera.

Perché direbbe no all’Eurovision

Levante ha spiegato chiaramente che, in caso di vittoria, rinuncerebbe all’Eurovision per via della presenza di Israele nel concorso.

Secondo lei, l’Eurovision è molto più politicizzato di quanto si voglia ammettere, e non se la sente di far finta di niente davanti a ciò che considera una tragedia umanitaria enorme.

Che tu sia d’accordo o meno, una cosa è certa: Levante non l’ha detta per fare scena.

È una posizione coerente con il suo modo di essere. Diretto. Scomodo. Non addomesticabile.

L’incubo organizzativo che nessuno sta dicendo ad alta voce

Mettiamo caso che Levante vinca.

RAI si ritroverebbe con:

una vincitrice
una canzone
un biglietto per l’Eurovision
un’artista che non vuole andarci

Scenario affascinante.

Secondo classificato ripescato? Scelta interna? Telefonata alle due di notte?

Nessuno lo dice ufficialmente, ma è evidente che la partecipazione di Levante introduce una variabile piuttosto gustosa nella narrazione di Sanremo 2026.

Ogni applauso ora pesa il doppio.

Levante non sta usando Sanremo come trampolino.

Lo sta usando come spazio.

Se vincerà, potrebbe non andare all’Eurovision.
Se non vincerà, continuerà comunque a fare Levante.

In entrambi i casi, la cosa più interessante non è dove arriverà.

È che non sta chiedendo il permesso a nessuno.

E questo, in un Festival costruito sul rituale, è già una piccola rivoluzione.

Fonte: corriere.it

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